Influencer marketing

Il più figo della classe indossava felpe Best Company.

All’improvviso una pandemia di cannolé 100% cotone, 100% abeti verde pantone, invase l’istituto, nacquero i Paninari e, a traino, dal calzino al gel per capelli, tutti sapevano come avrebbero dovuto spendere i soldi di papà per essere accettati dal gregge.

 

Il Social erano i corridoi in linoleum fuori dalle aule, la leva che faceva scattare il bisogno la necessità di somigliare al maschio/donna alpha, la conversione non semplice: settimane di contrattazione estenuante per vincere le ottuse ritrosie casalinghe e ricevere a fine anno soltanto un pezzo del puzzle: una maglia, una giacca un paio di scarponi da boscaiolo, qualcosa che, almeno, non ti costringesse ad attraversare la ricreazione nella speranza di non essere notato dai crocchi di gente inserita in un mondo che scimmiottava già quello degli adulti.

Lo stimolo di cui facevamo inconsapevole esperienza era l’Influenza, appunto: l’ascendente di colui che, altrettanto inconsapevolmente, ci costringeva ad emularlo perché, al contrario dell’ingenuità dimostrata nel tenerci per le p***e (forse), era del tutto edotto sulla posizione occupata nella catena alimentare.

In ogni caso, tutti ingenui alla massima potenza se paragonati a chi oggi ha riconosciuto, ad esempio, nel gusto per l’estetica un argomento importante di vendita e lo ha imbottigliato per utilizzarlo allo scopo supremo di CONVERTIRE.

 

C’è chi afferma, in questo 2023, che utilizzare gli influencer per spingere il proprio brand on line sia l’ultima spiaggia, la risorsa scelta perché non se ne hanno altre.

Altroconsumo viene a dirci che, nel 2020, il 22% degli internauti tra i 18 e i 34 anni ha acquistato un prodotto seguendo il consiglio di un influencer, mentre nel 2022 è cresciuta la spesa totale per la pubblicità digitale, spinta per un 5% dalla collaborazione tra brand e influencer (+15%).

 

Iniziamo col dire che d’influencer i primi a non volerne sentir parlare sono proprio gli influencer che oggi si sono ribattezzati Creator Digitali, definizione più istituzionale e in linea col sobrio lessico professionale del digital marketing. E dire che di professionalità molti detrattori non glie ne concedono manco na ‘nticchia! Eppure stiamo parlando di individui che, quando raggiungono il rango di professionisti e conquistano la fiducia dell’utente, si muovono con disinvolta professionalità tra copywriting, fotografia, video-making e public relations. Al momento siamo circondati da più di 300 milioni di creator digitali disseminati per il globo che stanno ridefinendo il modo di fare pubblicità delle aziende, quand’anche usi e costumi della cultura di massa.

 

La percezione è che non si sia affatto alla frutta, anzi...

Se sei un entusiasta produttore di qualche bene indefinito e la lampadina ti si accende oggi chiarendoti l’importanza dell’e-commerce, sappi che una freccia rilevante nella faretra che alimenta il tuo arco è proprio quella del creator digitale.

Ma andiamo per gradi: prima d’investire le tue risorse, un paio di cose in merito, le devi sapere, sia tu che ti affacci per la prima volta su questo sconfinato universo, sia tu che ti fingi scafato e spocchioso.

 

Diciamo in primis che ogni creator digitale avrà un pubblico di riferimento e, soprattutto, un social di riferimento: gli esperti di moda, per prendere un settore trainante dell’economia italica, la fanno da padrona su Instagram, con milioni di follower pronti a pendere dalle loro labbra. Questo significa che se produci chiavi idrauliche per la taratura dei pistoni nei motori a scoppio dovrai ricercare il tuo testimonial tra quelli che operano su Youtube, la piattaforma principe per automotive, tecnologia e tutorial.

 

Quindi si tratta di scegliere il creator e il suo social tenendo bene a mente qual è il potenziale acquirente del brand: tornando all’esempio qui sopra, se sono ganze t-shirt all’ultimo grido che ricami a mano, Instagram andrà benissimo, così come Youtube per un prodotto tecnologico, ma se è fare un tutorial su come truccarsi per halloween con la tua linea di make-up eco-sostenibile, dovrai allora prendere in considerazione l’utilizzo di un mix di piattaforme e di un pool di creativi, con un dispendio di risorse non indifferente.

 

Ma se quello che gettiamo in pasto al mercato è un prodotto di nicchia non avremo necessità, né presumibilmente la capacità economica, per coinvolgere nel nostro business una celebrità del settore, quindi ci viene in aiuto la schedulazione dei creators qui di seguito proposta:

  • Nano influencer: sono quelli il cui bacino di follower sta nell’intervallo che va da 1.000 a 10.000; vantaggi: costano poco (quasi nulla se barattate il loro servizio col vostro prodotto), i follower sono fortemente fidelizzati e ricettivi ai loro consigli;

  • Micro influencer: follower, da 10.000 a 100.000; vantaggio: creano community settoriali su temi specifici che garantiscono un ampio ritorno;

  • Macro influencer: follower, da 100.000 a 500.000; vantaggio: professionisti della creazione digitale da quando esiste il fenomeno, forti di un pubblico cresciuto in maniera organica nel tempo;

  • Mega influencer: gente come la Ferragni, che ha cavalcato il trend agli albori ed è divenuta una star con milioni di follower, o personaggi pubblici che hanno fatto il percorso inverso; vantaggi: tutti, a patto di aver il budget adeguato.

 

Perché dunque affidarsi in questo 2023, quasi alla fine, ai servizi offerti da un ex influencer, oggi creator digitale? Perché il linguaggio del testimonial arriva al cuore dei suoi seguaci e garantisce una certa percentuale di conversione, determinata dalla fiducia alla base del rapporto influencer-follower.

 

Nel 1976 la Bocchino Distilleria portò in elicottero sulla vetta del Cervino, per le riprese dello spot, il suo super testimonial, Mike Bongiorno (il signore in foto, per i meno vintage) che rimase ivi bloccato per 3 ore a causa di una bufera di neve.

Un’epoca in cui la professione dell’influencer e il reperimento della fiducia tra i follower erano attività a rischio vita.

Bei tempi quelli in cui si moriva da Eroe!