Pantone: la tavolozza del mondo e il colore dell’anno.

    Come nasce la guida dei colori per antonomasia.

     

    In molti probabilmente, anche i non addetti ai lavori, conoscono Pantone e ne riconoscono l’autorità in materia di colori ma pochi sanno cosa ha reso quest’azienda così speciale da riuscire a dettare annualmente i trend cromatici per grafici, stilisti e designer.

     

    È la società di stampa più famosa del mondo e la vera rivoluzione avviene nel 1963 quando un dipendente, Herbert Lawrence, creò un sistema di classificazione dei colori universale. Nasce quindi il PMS (o Pantone Matching System) che, a differenza di altri codici validi come, ad esempio, il CMYK (Ciano, Magenta, Yellow, Key Black), l’RGB (Red, Green, Blue) o anche il tedesco HKS, permise di riprodurre fedelmente e all’infinito la stessa identica tonalità di colore, dapprima su una moltitudine di materiali come carta, plastica e tessuti, e poi a mantenere una perfetta corrispondenza tra il colore visualizzato sui monitor e quello stampato, tanto da diventare il modello cromatico di riferimento, nonché il più conosciuto.

     

    Può ritenersi un antenato ante litteram della guida Pantone, il Traité des couleurs servant à la peinture à l’eau (Trattato dei colori per la pittura ad acqua) ad opera del pittore olandese A. Boogert che nel 1692, con la tecnica degli acquerelli appunto, tentò di catalogare – con spirito certosino - tutti i colori esistenti in un libro redatto a mano, con più di 800 pagine, dove spiegava e illustrava come miscelare le tonalità e creare le diverse sfumature, aggiungendo una o più parti d’acqua al pigmento.

     

    Nel formato delle famose “mazzette”, Pantone diviene il dizionario dei colori da avere e sfogliare, grazie alla facilità di consultazione dovuta all’abbinamento tra nomi e codici di cui si serve. Nato con un insieme di 500 colori codificati, ad oggi ne consta più di 2000, alcuni dei quali sono diventati i tratti distintivi di altre aziende come il rosso Coca-Cola (Pantone 484), il verde Starbucks (Pantone 3298) e il blu Tiffany (Pantone 1837).

     

    Con l’aumentare dei colori, negli anni, sono aumentate anche fama, successo e leadership nel settore che fanno di Pantone stesso un brand di culto a tutti gli effetti. A partire dal 2000, dopo un’attenta analisi delle proiezioni delle tendenze nei vari campi del design, del fashion ma anche dell’arte e dell’industria cosmetica, il dipartimento Pantone Color Institute ha il compito di selezionare e decretare il colore dell’anno, in quello che è diventato un appuntamento fisso per tutti gli appassionati.

     

    Rullo di tamburi quindi per il Color of the Year 2019: il Living Coral (16-1546) un rosa-aranciato che ricorda i tramonti e che, come spiega Laurie Pressman, vice presidente di Pantone è un colore “Socievole e vivace ma non sfacciato, incoraggia l’attività spensierata, simbolizza l’innato bisogno di ottimismo che c’è in tutti noi. Con tutto quello che accade oggi, abbiamo cercato un colore che comunicasse umanità, in risposta alla disumanizzazione di questa era digitale. Questo colore reca conforto e ci fa sentire bene”. Tutto questo senza trascurare il valore ambientalista che il nome Coral porta con sé, facendoci riflettere sui rischi dei cambiamenti climatici “Questo colore ci si è imposto in un momento così delicato per l'ambiente, dove i cambiamenti climatici stanno sbiancando le barriere coralline cancellando i loro arcobaleni”.